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Signor Censore

Marco Porcio Catone il Censore




14 anni. Avevo 14 anni quando ho comprato, in società con mio fratello Paolo, un disco di Edoardo Bennato che aveva per titolo: “Io che non sono l’Imperatore”.
Tra le canzoni contenute in quell’LP, che ricordo ancora perfettamente dopo tanti anni (l’ha tenuto Paolo, io non ce l’ho), ce n’era una che da ieri sera continuo a canticchiare: “Signor Censore”. Mai avrei pensato che, sebbene interpretato in modo un po’ estensivo, quel testo l’avrei potuto scrivere o cantare io.
Ne riparleremo, credo.

Intanto, eccovi il testo:

Signor Censore – che fai lezioni di morale
tu che hai l’appalto per separare
il bene e il male, sei tu che dici
quello che si deve e non si deve dire…

Signor Censore – nessuno ormai ti fermerà
e tu cancelli in nome della libertà
la tua crociata
per il bene dell’umanità…

Signor Censore – da chi ricevi le istruzioni
per compilare gli elenchi dei cattivi
e buoni?… Lo so è un segreto
lo so che non me lo puoi dire…

Signor Censore – ma quello che nessuno sa
è che sei tu quello che ci disegna
le città… E poi ogni tanto
cancella quello che non gli va…

Signor Censore – tu stai facendo un bel lavoro
disegni case, strade e piazze
a tuo piacere, prima fai un ghetto
poi lo nascondi con un muro…

E mentre il ghetto si continua ad allargare
Signor Censore – tu passi il tempo
a cancellare le frasi sconce
e qualche nudo un po’ volgare…

Signor Censore: tu stai facendo un bel lavoro
la tua teoria e che il silenzio è d’oro
prima fai un ghetto
poi lo nascondi con un muro…

E così mentre la gente continua
ad emigrare, tu sfogli i libri
e passi il tempo a cancellare le frasi
sconce, e qualche nudo un po’ volgare… 

E questa è la canzone:

 
 
 
A presto
Angelo Jasparro
 
 
 
 
 

                     

Delle JBL 4350 e delle lenti acustiche …

Antefatto: nelle fotografie dei miei diffusori, compresa quella che vedete nella testata di questo Blog, non compaiono le lenti acustiche. Coloro che non sapessero di cosa si tratta, potranno vederne una montata proprio sul mio diffusore. In un forum si polemizza da tempo contro coloro che ascoltano le 4350B senza montare le lenti, come se fossero sordi, soprattutto per opera di un professionista del settore, al quale non si può riconoscere una vastissima esperienza in tutto … tranne che nell’ascolto delle 4350, evidentemente. Dopo averlo letto, altri ripetono la stessa cosa a pappagallo, senza avere la minima esperienza in merito. Si sa, negli ultimi anni l’hobby preferito dagli audiofili è quello di scrivere valutazioni audio sulla base delle fotografie.
Provo a dare qualche spiegazione, così magari in futuro eviteranno di fare altre brutte figure in pubblico.
JBL, a suo tempo, aveva emesso il classico bollettino tecnico, come per tutti i modelli professionali che metteva sul mercato. Non essendo un’azienda costituita da improvvisati, spiegava chiaramente quale fosse la funzione di ogni componente montato sul diffusore. A proposito della lente acustica, dice che la lente non aggiunge distorsione o risonanze all’emissione della tromba del medio-alto. Aggiunge inoltre che il suo scopo è quello di fornire una propagazione controllata dell’energia acustica in alta frequenza.
Facciamo mente locale sul posizionamento tipico di questi diffusori, nati per uso nelle cabine di regia degli studi di registrazione: In alto, verso il soffitto della sala e larghe, poste praticamente negli angoli. Ci sono decine e decine di foto sul web che lo dimostrano, basta cercare o aver messo piede in qualche studio di registrazione. Da qui l’utilità delle lenti, che dirigevano il suono verso le orecchie del sound engineer, seduto dietro al mixer, abbassandolo e diffondendolo sul piano orizzontale, per ovviare alla direttività delle piccole trombe. Quindi, una persona riflessiva, si potrebbe porre almeno due semplici domande:
– Come mai il sistema di fissaggio delle lenti è costituito da due sottili strisce di Velcro, così da poterle rimuovere o attacare in un batter d’occhio? Forse perchè in alcuni casi è opportuno non usarle?
– Se il possessore di questi diffusori li posiziona con la tromba ad altezza delle orecchie, è il caso di mettere davanti una serie di lamelle in plastica che ne deviano il suono?
Ho fatto ovviamente le mie prove, prima di decidere se lasciarle montate o meno e, per i più curiosi, descriverò il risultato delle lenti, nella posizione dei diffusori che vedete in foto. Lo farò in due parole, che l’argomento non merita di più.
L’immagine sonora crolla miseramente, portando cantanti e musicisti quasi al livello del pavimento, oltre ad ammassarli verso il centro.
Le trombe diventano immediatamente individuabili ed i suoni sembrano uscire direttamente dalle trombe.
La timbrica resta sostanzialmente invariata.
Quindi, per favore, limitatevi a parlare di ciò che conoscete direttamente, invece di fare i maestri di ciò che non avete sperimentato di persona.

Boheme, Scala, 1979. Io c’ero

Boheme

Cercando su youtube i video del M° Carlos Kleiber, alla ricerca delle prove del Fledermaus, mi sono imbattuto in questo video del quale ignoravo la realizzazione.Quando l’ho visto mi sono detto: ma io c’ero; mi aveva invitato nel palco Veronica, la sorella del M° Kleiber, che a quel tempo lavorava nel mio stesso studio, nella stanza accanto alla mia. E c’era anche un’altra mia cara amica, Paola Majno che tante volte ho citato e il cui ricordo porto sempre con me.
Riguardando il video non nego che mi è scesa più di una lacrima.
Lucia Popp, cantante ampiamente sottovalutata qui da noi, deliziosa voce e tecnica fermissima, morta troppo giovane. Il mio primo incontro con la potente voce di Luciano Pavarotti, anche lui passato a miglior vita, Rodolfo forse un po’ sopra le righe, ma dalle vocalità potente e chiara, con quelle parole tutte perfettamente sgranate e comprensibili. E lui, il M° Carlos Kleiber, riservato, ma piacevolissimo conversatore del quale ancora conservo un piccolo regalo: una cartellina per tenere gli spartiti che tante volte ho usato quando cantavo, custodendola gelosamente.
Era la Scala dei grandi spettacoli, dei grandi nomi, delle produzioni faraoniche ed impeccabili; era la Scala ove il direttore provava fino all’inverosimile, dove i cantanti “temevano” di cantare in quel Teatro tanto selettivo (e anche un po’ rompiscatole, se proprio vogliamo).
Rivedendo il video ho rivissuto quel momento; in quei “bravo” c’era anche la mia voce; e rivedendo il video mi sino rifatto la stessa domanda che mi feci allora; sciocca, forse, ma legittima. Come avrà fatto la Cotroubas a reggere quei due “Mimì” cantatile nelle orecchie da Pavarotti? Garantisco che erano potenti anche da lontano; figuriamoci da così vicino.
Ah, che bei ricordi!

Un saluto a tutti
Domenico

Ricominciamo

Già, si ricomincia più agguerriti di prima.
La formula di questo blog, che rimarrà aperto e presto si arricchirà di contributi, cominciava ad essere un po’ stretta.
Ecco quindi che ho deciso di aprire un vero e proprio sito, tradotto anche in inglese, per allargare gli orizzonti.
Troverete lì tutte le informazioni ed anche il link a questo blog, al quale sono ormai affezionato.

www.audio-activity.com

Buona lettura
Angelo Jasparro

Che silenzio!

Si, miei cari amici, mi devo scusare con voi per il silenzio di questo mese di Agosto.
E’ che stanno succedendo un po’ di cose nel settore dell’editoria hi-fi iitaliana. Non posso anticiparvi nulla, i giochi sono ancora parzialmente da fare ma credo proprio vi sarà una specie di piccola rivoluzione. Forse neanche tanto piccola. Praticamente è la classica calma che precede una tempesta. Se poi questa passerà sulle nostre teste senza scatenare la furia degli elementi, è cosa che verificheremo a breve. Al Top Audio si scopriranno alcune carte. Altre carte, forse, anche prima. L’unica cosa che vi prometto è che non vi annoierete ed avrete/avremo da discuterne di persona, sui forum, sui social network.
Per quanto mi riguarda, non sono stato con le mani in mano ed ho buttato giù un “progettino” piuttosto ambizioso. Anche in questo caso, vi chiedo un po’ di pazienza perchè devo finire di mettere a punto un paio di particolari che non dipendono da me solo. Ci sono troppe cose in movimento ed alcune opportunità da cogliere.
Speriamo che da tutto ciò nascano o si sviluppino realtà più consone al mercato ed alle tendenze attuali, che il tempo di “svecchiare” la stampa di settore è giunto.

A presto. Molto presto.
Angelo Jasparro

Judith Nelson, soprano. 1939 – 2012

Il 28 maggio scorso, nel silenzio più totale, è scomparsa la soprano americana Judith Nelson. L’ho appreso ieri, dopo aver acquistato la rivista francese Diapason che ne ha dato la notizia.

Judith Nelson è stata una delle più importanti interpreti del repertorio barocco insieme con altre colleghe note come Barbara Schlick, Jill Feldman, Nancy Argenta, Emma Kirkby.

La Nelson, discograficamente parlando, è stata prolifica, almeno al pari delle altre, ma in qualche modo ha pagato il confronto proprio con la Kirkby che divenne immediatamente più popolare di lei. Basti ricordare il Messiah diretto da Hogwood, ove tutti ricordano la Kirkby ma meno la Nelson. Ed è un peccato perché la Nelson, pur senza essere una fine interprete del testo cantato, come lo è la Kirkby o come lo fu la Schlick, era una cantante dotata di un ottimo mezzo, agile, intonato e anche discretamente potente: la ascoltai dal vivo e lei, che non cantava con lo stile gentile della Kirkby che non spinge mai oltre certi limiti, era in grado di lanciare potenti acuti che facevano risuonare le volte della chiesa.

Ha lasciato, oltre al citato Messiah, la sua partecipazione in alcune altre registrazioni di Haendel sempre sotto la direzione di Hogwood (le musiche di scena per l’Alceste, l’Ode per la nascita della regina Anna, l’Anthem For The Foundling Hospital), oltre a Haydn (Messe), nonché registrazioni di pregio per Harmonia Mundi come alcune cantate d Haendel interpretate sola o in duo René Jacobs e le Léçons des Ténèbres di Couperin e quelle di Charpentier, sempre con Jacobs e con Junghenel.

Un grande dispiacere nell’apprendere della sua scomparsa: è morta dopo aver vissuto per anni con l’Alzheimer. Aveva solo 72 anni. Che riposi in pace.

Qui il link al video del Messiah di Haendel nell’esecuzione di Hogwood. La Nelson canta a min 0.37,10 nel recitativo There Were Shephards e nel successivo recitativo arioso And Low The Angels Of The Lord, por poi, dopo il Glory To God del coro, affrontare l’aria Rejoice Greatly.
http://www.youtube.com/watch?v=1-aaEkdKssE

Un saluto
Domenico

Siamo tutti audiofili?

Cominciamo col dire che l'aggettivo "audiofilo", nel vocabolario italiano, non esiste. Potete trovare la voce su Wikipedia ma, si sa, senza nessuna pretesa di autorevolezza, in quanto chiunque può scrivere qualsiasi cosa, fino a prova contraria. Questa la spiegazione, testuale:
"Con il termine Audiofilia si intende la materia che studia il miglioramento della musica riprodotta da apparecchiature elettroniche in ambiente domestico, da parte di un appassionato audiofilo."
Vi risparmio il resto della descrizione, che è abbastanza ridicolo.
Personalmente uso il termine con connotazione vagamente dispregiativa e non per snobismo, come qualcuno ha detto ma semplicemente perchè metto la musica davanti al resto.

La parola deriva probabilmente dalla nazionalizzazione del pari termine anglosassone. Se si tratti di un neologismo diventato ufficiale, in questo caso, non saprei davvero.
Bando alle ciance, vi voglio raccontare l'ultima visita di un "audiofilo" presso la mia sala d'ascolto. Giunto che fu con zainetto d'ordinanza, pieno di CD, si è subito accomodato sul mio divano, con le orecchie tese al particolare.
Dopo il primo sguardo ai componenti afferma: "Sicuro che quei finali vadano bene coi tuoi diffusori"? Ho già capito, questo è arrivato convinto che il mio impianto suoni in un certo modo e non cambierà idea neanche se gli attacco un equalizzatore e stravolgo tutto.

Vi confesso che sono sempre curiosissimo di vedere cosa usano le persone per effettuare i loro ascolti, che già dall'inventario della loro "materia prima" comincio a stilarne un ritratto di massima.

Segue qui …

Colpa dell’Hi-End?

Ecco ciò che scrive Paolo su un forum:

“LA COLPA E’ DELL’ HI END !!!!!!!è un po’ che ci penso: quando c’erano gli ampli NAD 3020, Pioneer SA 8500 II, Sansui ecc.. ecc… c’erano anche i controlli di tono. Se uno voleva un suono più gonfio metteva il loudness o aumentava un pelino i bassi.

Se invece voleva il suono chiaro e frizzante aumentava gli alti.

Se infine gli piaceva il suono sparato metteva il loudness e alzava ancora gli alti

Oggi invece per colpa dei prodotti ESOTERICI del piffero, SENZA CONTROLLI DI TONO, per cambiare timbrica si deve:
– cambiare testina
– cambiare braccio
– cambiare base giradischi
– cambiare CDP
– cambiare DAC
– cambiare meccanica CD
– cambiare cavo di segnale
– cambiare cavo di potenza
CAMBIARE TUTTO!!!”

Proverei a spiegare che l’alta fedeltà deve tendere alla fedele riproduzione dei suoni. Se uno vuole un suono più gonfio o più frizzante, cambia arbitrariamente il risultato. Nulla di male, per carità, se usiamo lo stereo per far ballare gli amici è d’obbligo aumentare il livello degli estremi banda.

L’elenco delle cose riportate da Paolo non dovrebbe avere lo scopo di cambiare timbrica ma quello di avvicinare il suono alla maggior fedeltà. Non si cambia testina come si cambia un vestito. La si cambia perchè si può preferire un modello al posto di un altro in determinati frangenti o con determinati generi musicali ma non perchè suona diverso; la si cambia perchè suona MEGLIO quel genere.
Il cambio di un apparecchi non dovrebbe servire per avere più bassi o più acuti ma per ottenere un suono che è composto da mille diverse sfumature; piccoli dettagli, ricostruzione della scena, senso di realismo. Tutte cose che non si ottengono ruotando un potenziometro, nè equalizzando col più moderno DSP.

E comunque il discorso di Paolo è coerente: se uno “mette il loudness ed aumenta ancora gli alti” non ha certo bisogno di un impianto hi-end.